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La storia della canapa italiana

03.08.2018

La storia della canapa ha un’origine antica ma da troppo tempo dimenticata. Pensa che in Asia Minore e Medio Oriente sono stati rinvenuti reperti di tessuti realizzati con fibra di canapa datati 8000 a.C.
I numerosi utilizzi e le applicazioni possibili, sfruttando ogni elemento della pianta, fanno della canapa una delle coltivazioni più diffuse nel mondo e nella storia.
E proprio in Italia, la canapa (specialmente la Cannabis Sativa), ha trovato terreno fertile contribuendo a sviluppare l’economia della penisola dall’antichità fino ai tempi recenti. In questo articolo ripercorriamo la storia della canapa fin dalla sua introduzione in Italia nell’epoca pre romana.

La canapa nell’Italia preistorica

La storia della canapa inizia nell’asia centrale, luogo di origine della pianta E potrebbe essere stata introdotta in Italia grazie agli scambi commerciali e culturali tra i popoli pre-romani e quelli dei balcani. I popoli del Mar Nero, Traci e Sciiti in particolare, erano esperti coltivatori e sfruttavano le fibre di canapa per tessere le loro vesti. Da questa origine incerta di scambi, di migrazioni e di conquiste inizia la diffusione della canapa nell’Italia appeninica per opera degli Etruschi. Dal settimo secolo a.C. infatti inizia l’espansione etrusca fino alle valli del fiume Po.
Gli Etruschi svilupparono innovative tecniche di coltivazione nella fertile pianura Padana. E come attestato da scavi archeologici appena fuori Bologna, iniziarono un uso massiccio della canapa. Era infatti utilizzata dagli Etruschi per rifertilizzare i terreni alternando campi di grano a campi d’erba nella rotazione delle colture.

Con la conquista dell’Etruria, anche i Romani iniziarono a scoprire le potenzialità del tessuto di canapa.

Cannabis per la medicina (e non solo) dei romani

Prendendo esempio dalle fruttuose conoscenze agricole degli Etruschi appena conquistati, i Romani incentivarono la coltivazione della canapa su tutto il territorio conquistato. I Romani infatti intuirono presto il valore della fibra di canapa. Da questa infatti si ricavava un tessuto molto resistente che trovava impiego in vari nel settore agricolo, bellico e soprattutto navale.

Nel mondo romano quindi, la canapa trovava largo impiego nella realizzazione di corde, funi, stuoie e reti. Inoltre il seme e altre parti della pianta venivano utilizzate nella preparazione di medicamenti che venivano somministrati a uomini ed animali. La cannabis era infatti ben conosciuta dalla medicina romana per le sue proprietà rilassanti e leggermente anti dolorifiche.

La canapa e le Repubbliche Marinare

Nel Medioevo, a partire dal IX secolo, si ebbe in Europa una grande ripresa economica. Questa, abbinata all’insicurezza delle vie di comunicazione terrestri, fece sì che le principali rotte commerciali si sviluppassero lungo le coste del Mar Mediterraneo. In questo contesto alcune città portuali acquisirono sempre maggiore autonomia. Nascono così le Repubbliche Marinare.

La coltura della canapa per la produzione di vele e cordami resistenti, adatti alla navigazione, fu favorita dalle necessità e dall’espansione delle Repubbliche Marinare. La domanda di materiali in canapa per la navigazione era altissima. Infatti nelle campagne vicino queste città iniziò a svilupparsi la coltivazione di canapa da fibra. Le pianure del casertano rifornivano Amalfi, le pianure del pontino Gaeta, l’area del ferrarese Ancona, la piana trevigiana Venezia, la campagna di Carmagnola Genova.

La carta di canapa italiana e la Bibbia di Gutenberg

Una testimonianza del fiorente mercato italiano della canapa e della sua fibra è attestata da testimonianze riguardanti la produzione di carta di canapa in italia. Materiale pregiato e di qualità, la carta prodotta in Italia con la stoppa della canapa era ricercata per la realizzazione di manoscritti e, dopo l’avvento della stampa a caratteri mobili, per la stampa di libri di testo.

Persino il primo libro mai stampato, la celebre Bibbia di Gutenberg, fu realizzato su una pregiata carta di canapa che Gutenberg stesso importò appositamente dall’Italia.

L’epoca moderna della canapa italiana

Balziamo in avanti fino ai tempi moderni: la tradizione e il primato Italiano della produzione di canapa industriale continuarono ininterrottamente fino al XX secolo. Nel 1940 infatti l’Italia dedicava alla coltura della canapa 90mila ettari del proprio territorio. Producevamo più canapa di quanta se ne produce oggi in tutto il mondo. Successivamente, la denigrazione della pianta a seguito delle campagne proibizioniste volte a sfavorirne l’uso ricreativo, portarono ad un graduale abbandono delle coltivazioni. La fibra di canapa fu progressivamente sostituita con materiali sintetici, il Nylon in particolare. Con tutte le conseguenze di impatto ambientale ed economico che sono sotto gli occhi di tutti.

Il nuovo quadro legislativo, meno stringente, sta ridando vita a questa filiera produttiva così strategica. Restituendo alla Cannabis il posto che da sempre ha occupato nella produzione agricola italiana.

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